Padre Nostro

Un giorno, e non uno solo, gli Apostoli chiesero a Gesù: "Insegnaci a pregare come Tu preghi. Insegnaci come Giovanni lo insegnò ai suoi, acciò noi si possa pregare con le stesse parole del Maestro". E sappiamo che Gesù sovente avrà risposto di attendere e che al momento giusto…: "Vi farò questo quando vedrò in voi un minimo di preparazione sufficiente, acciò la preghiera non sia formula vana di parole umane, ma vera conversazione col Padre".

«Udite. Quando pregate dite così: "Padre nostro che sei nei Cieli sia santificato il Nome tuo, venga il Regno tuo in terra come lo è in Cielo, e in terra come in Cielo sia fatta la Volontà tua. Dàcci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori, non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal Maligno"».

   «Non occorre altro, amici miei. In queste parole è chiuso come in un cerchio d'oro tutto quanto abbisogna all'uomo per lo spirito e per la carne e per il sangue. Con questo chiedete ciò che è utile a quello e a questi.  E se farete ciò che chiedete, acquisterete la vita eterna. E' una preghiera tanto perfetta che i marosi delle eresie e il corso dei secoli non l’hanno intaccata e non l'intaccheranno. Il cristianesimo è stato spezzettato dal morso di Satana e molte parti della carne mistica di Cristo sono state staccate, separate, facenti cellule a sé, nel vano desiderio di crearsi a corpo perfetto come sarà il Corpo mistico del Cristo, ossia quello dato da tutti i fedeli uniti nella Chiesa apostolica che sarà, finché sarà la terra, l'unica vera Chiesa. Ma queste particelle separate, prive perciò dei doni che Gesù lasciò alla Chiesa Madre per nutrire i suoi figli, si chiameranno però sempre cristiane, avendo culto al Cristo, e sempre si ricorderanno, nel loro errore, di essere venute dal Cristo. Ebbene, esse pure pregano con questa universale preghiera. Ricordiamocela bene. Meditiamola continuamente. Applichiamola alle nostre azioni. Non occorre altro per santificarsi. Se uno fosse solo, in un posto di pagani, senza chiese, senza libri, avrebbe già tutto lo scibile da meditare in questa preghiera e una chiesa  aperta nel suo cuore per questa preghiera. Avrebbe una regola e una santificazione sicura.

 

 "Padre nostro"

 Gesù l’ha chiamato: "Padre". Padre è del Verbo, Padre è dell'Incarnato. Così Gesù volle e vuole che noi lo chiamiamo, perché noi fossimo uni con Lui se noi in Lui permaniamo.

Un tempo era che l'uomo doveva gettarsi volto a terra per sospirare, fra i tremori dello spavento: "Dio!" Chi non crede in Gesù e nella sua parola ancora è in questo tremore paralizzante... Come era nel Tempio di Gerusalemme. Non Dio, ma anche il ricordo di Dio era celato dietro triplice velo agli occhi  dei fedeli. Separazioni di distanze, separazioni di velami, tutto è stato preso e applicato per dire a chi prega: "Tu sei fango. Egli è Luce. Tu sei abbietto. Egli è Santo. Tu sei schiavo. Egli è Re".

   Ma ora!... Alziamoci! Accostiamoci! Gesù è il Sacerdote eterno. Gesù ci prende per mano e dice: "Venite". Gesù ha afferrato le tende del velario del Tempio e le ha aperte, spalancando l'inaccessibile luogo chiuso fino ad allora. Chiuso? Perché? Chiuso per la Colpa, sì. Ma ancor più serrato dall'avvilito pensiero degli uomini. Perché chiuso se Dio è Amore, se Dio è Padre? Gesù può e vuole portarci non nella polvere, ma nell'azzurro; non lontani, ma vicini; non in veste di schiavi, ma di figli sul cuore di Dio.

   "Padre! Padre!" diciamo. E non stanchiamoci di dire questa parola. Non sapete che ogni volta che la diciamo il Cielo sfavilla per la gioia di Dio? Non dicessimo che questa, e con vero amore, faremo già orazione gradita al Signore. "Padre! Padre mio!" dicono i piccoli al padre loro. E' la parola che dicono per prima: "Madre, padre". Noi siamo i pargoli di Dio. Gesù ci ha generati dal vecchio uomo che eravamo e che Gesù ha distrutto col suo amore per far nascere l'uomo nuovo, il cristiano. Chiamiamo dunque, con la parola che per prima conoscono i pargoli, il Padre Santissimo che è nei Cieli.

 

 "Sia santificato il Tuo Nome"

   Oh! Nome più di ogni altro santo e soave. Nome che il terrore del colpevole ci ha insegnato a velare sotto un altro. No, non più Adonai (Signore), non più. E' Dio. E' il Dio che in un eccesso di amore ha creato l'Umanità. L'Umanità, dalla venuta di Gesù in poi, con le labbra mondate dal lavacro che Lui ha preparato, lo chiami col suo Nome, riservandosi di comprendere con pienezza di sapienza il vero significato di questo Incomprensibile quando, fusa con Esso, l'Umanità, nei suoi figli migliori, sarà assurta al Regno che Gesù è venuto a stabilire.

 

 "Venga il Regno tuo in terra come in Cielo"

   Desideriamolo con tutte le nostre forze questo avvento. Sarebbe la gioia sulla terra, se esso venisse. Il Regno di Dio nei cuori, nelle famiglie, fra i cittadini, fra le nazioni. Soffrite, faticate, sacrificatevi per questo Regno. Sia la terra uno specchio che riflette nei singoli la vita dei Cieli. Verrà. Un giorno tutto questo verrà. Secoli e secoli di lacrime e sangue, di errori, di persecuzioni, di caligine rotta da sprazzi di luce irraggianti dal Faro mistico della Chiesa di Gesù - che, se barca è, e non verrà sommersa, è anche scogliera incrollabile ad ogni maroso, e alta terrà la Luce, la Luce di Gesù, la Luce di Dio - precederanno il momento in cui la terra possederà il Regno di Dio. E sarà allora come il fiammeggiare intenso di un astro che, raggiunto il perfetto del suo esistere, si disgrega, fiore smisurato dei giardini eterei, per esalare in un rutilante palpito la sua esistenza e il suo amore ai piedi del suo Creatore. Ma venire verrà. E poi sarà il Regno perfetto, beato, eterno del Cielo.

 

 "E in terra come in Cielo sia fatta la sua Volontà"

   L'annullamento della volontà propria in quella di un altro si può fare solamente quando si è raggiunto il perfetto amore verso quella creatura. L'annullamento della volontà propria in quella di Dio si può fare solo quando si è raggiunto il possesso delle teologali virtù in forma eroica. In Cielo, dove tutto è senza difetti, si fa la volontà di Dio. Sappiate, noi cristiani, figli del Cielo, fare ciò che in Cielo si fa.

 

 "Dacci il nostro pane quotidiano"

   Quando saremo nel Cielo ci nutriremo soltanto di Dio. La beatitudine sarà nostro cibo. Ma qui ancora abbisogniamo di pane. E siamo pargoli di Dio. Giusto dunque dire. "Padre, dacci il pane". Avete timore di non essere ascoltati? Oh! no! Considerate. Se uno di voi ha un amico e, accorgendosi di essere privo di pane per sfamare un altro amico o parente, giunto da lui sulla fine della seconda vigilia, va ad esso dicendo: "Amico, prestami tre pani perché m'è venuto un ospite e non ho che dargli da mangiare", può mai sentirsi rispondere dal di dentro  della casa: "Non mi dare noia perché ho già chiuso l'uscio e assicurati i battenti e i miei figli dormono già al mio fianco. Non posso alzarmi e darti quanto vuoi"? No. Se egli si è rivolto ad un vero  amico e se insiste, avrà ciò che chiede. L'avrebbe anche se colui che a cui si è rivolto fosse un amico poco buono. Lo avrebbe per la sua insistenza, perché il richiesto di tal favore, pur di non essere più importunato, si affretterà a dargliene quanti ne vuole.

   Ma noi, pregando il Padre, non ci rivolgiamo ad un amico della terra, ma ci rivolgiamo all'Amico perfetto che è il Padre del Cielo. Ecco perciò che Gesù (nel Vangelo) ci dice: "Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, picchiate e vi sarà aperto". Infatti a chi chiede viene dato, chi cerca finisce col trovare, e a chi bussa si apre la porta. Chi fra i figli degli uomini si vede porre in mano un sasso se chiede al proprio padre un pane? E chi si vede dare un serpente al posto di un pesce arrostito? Delinquente sarebbe quel padre se così facesse alla propria prole. Già l'ho detto e lo ripeto per persuadervi a sensi di bontà e di fiducia. Come dunque uno di sana mente non darebbe uno scorpione al posto di un uovo, con quale maggiore bontà non vi darà il vostro Dio ciò che chiedete! Poiché Egli è buono, mentre noi, più o meno, malvagi siamo. Chiedete dunque con amore umile e figliale il vostro pane al Padre.

 

"Rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori"

   Vi sono i debiti materiali e quelli spirituali. Vi sono anche i debiti morali. È debito materiale la moneta o la merce che avuta in prestito va restituita. È debito morale la stima carpita e non resa e l'amore voluto e non dato. È debito spirituale l'ubbidienza a Dio dal quale molto si esigerebbe salvo dare ben poco, e l'amore verso di Lui. Egli ci ama e va amato, così come va amata una madre, una moglie, un figlio da cui si esigono tante cose. L'egoista vuole avere e non dà. Ma l'egoista è agli antipodi del Cielo. Abbiamo debiti con tutti. Da Dio al parente, da questo all'amico, dall'amico al prossimo, dal prossimo al servo e allo schiavo, essendo tutti esseri come noi. Guai a chi non perdona! Non sarà perdonato. Dio non può, per giustizia, condonare il debito dell'uomo a Lui Santissimo se l'uomo non perdona al suo simile.

 

 "Non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal Maligno"

   Giuda iscariota pare che più di una volta chiese a Gesù, davanti agli apostoli, sulla sua tentazione nel deserto osservando: "Come? Tu Gesù hai chiesto di non essere tentato e di essere aiutato, nella tentazione, contro la stessa?". E all'ennesima situazione Gesù osserva: Eravamo noi due soli... e ho risposto. Eravamo poi in quattro, in una solitaria plaga, ed ho risposto ancora. Ma non è ancora servito, perché in uno spirito tetragono occorre fare breccia demolendo la mala fortezza della sua caparbietà. E perciò lo dirò ancora una, dieci, cento volte, fino a che tutto sarà  compiuto.

   Ma noi, non corazzati di infelici dottrine e di ancora più infelici passioni, dobbiamo pregare così. Pregare con umiltà perché Dio impedisca le tentazioni. Oh! l'umiltà! Conoscersi per quello che si é! Senza avvilirsi, ma conoscersi. Dire: "Potrei cedere anche se non mi sembra poterlo fare, perché io sono un giudice imperfetto di me stesso. Perciò, Padre mio, dàmmi, possibilmente, libertà dalle tentazioni col tenermi tanto vicino a Te da non permettere al Maligno di nuocermi". Perché, ricordiamolo, non è Dio che tenta al Male, ma è il Male che tenta. Preghiamo il Padre perché sorregga la nostra debolezza al punto che essa non possa essere indotta in tentazione dal Maligno. 

Padre nostro, che sei nei cieli,
sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno,
sia fatta la tua volontà,
come in cielo così in terra.
Dacci oggi
il nostro pane quotidiano,
e rimetti a noi i nostri debiti
come anche noi li rimettiamo 
ai nostri debitori,
e non abbandonarci
alla tentazione,
ma liberaci dal male.

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