Iniziamo con il chiederci: Cosa è il Cielo, cosa il Regno, cosa è Dio?

Sappiamo che vi è il Cielo con Dio e con gli angeli. Gesù nel suo Vangelo con diverse parabole ce lo spiega.

Cosa è il Regno e cosa è Dio, Gesù si è adoperato a spiegarci anche cosa è il Regno e cosa è Dio.

Va bene! Questo è il Regno e questo è Dio. Ma come si conquistano questo e quello? Anche di questo Gesù ci ha parlato: dell'anima vera della Legge del Sinai, i Dieci Comandamenti. Chi fa sua quell'anima fa suo il Cielo. Ma per spiegare la Legge del Sinai bisogna anche far sentire il tuono forte del Legislatore e del suo Profeta, i quali, se promettono benedizioni agli osservanti, minacciano tremende pene e maledizioni ai disubbidienti.

La manifestazione del Sinai fu tremenda e la sua terribilità si riflette in tutta la Legge, si riflette su tutti i secoli, si riflette su tutte le anime. Ma Dio non è solo Legislatore. Dio è Padre. E Padre di immensa bontà.

Le nostre anime, indebolite dal peccato d'origine, dalle passioni, dai peccati, da molti egoismi nostri e altrui - facendo gli altrui un'anima irritata, e noi la nostra un'anima chiusa - non possiamo elevarci a contemplare le infinite perfezioni di Dio, meno di ogni altra la bontà, perché è la virtù che con l'amore è meno dote degli uomini. La bontà!

Oh! dolce essere buoni, senza odio, senza invidie, senza superbie! Avere occhi che solo guardano per amare, e mani che si tendono a gesto d'amore, e labbra che non profferiscono che parole d'amore, e cuore, cuore soprattutto che colmo unicamente d'amore sforza occhi, mani e labbra ad atti d'amore!

I più dotti sanno di quali doni Dio aveva fatto ricco Adamo, per sé e per i suoi discendenti. Anche i più ignoranti sanno che in noi vi è lo spirito. Solo i poveri pagani lo ignorano questo ospite regale, questo soffio vitale, questa luce celeste che santifica e vivifica il nostro corpo.

Ma i più dotti sanno quali doni erano stati dati all'uomo, allo spirito dell'uomo. Non fu meno munifico allo spirito che alla carne e al sangue della creatura da Lui fatta con poco fango e col suo alito. E come dette i doni naturali di bellezza e integrità, di intelligenza e di volontà, di capacità di amarsi e di amare, così dette i doni morali con la soggezione del senso alla ragione, di modo che nella libertà e padronanza di sé e della propria volontà, di cui Dio aveva beneficato Adamo, non si insinuava la malvagia prigionia dei sensi e delle passioni, ma libero era l'amarsi, libero il volere, libero il godere in giustizia, senza quello che fa schiavi noi facendoci sentire il mordente di questo veleno che Satana sparse e che rigurgita, portandoci fuor dell'alveo limpido su campi fangosi, in putrefacenti stagni, dove fermentano le febbri dei sensi carnali e dei sensi morali. Perché dobbiamo sapere che è senso anche la concupiscenza del pensiero.

Ed ebbero doni soprannaturali, ossia la Grazia santificante, il destino superiore, la visione di Dio. La Grazia santificante: la vita dell'anima.

Quella spiritualissima cosa deposta nella spirituale anima nostra. La Grazia che ci fa figli di Dio perché ci preserva dalla morte del peccato, e chi morto non è "vive" nella casa del Padre: il Paradiso; nel regno di Dio: il Cielo.

Cosa è questa Grazia che santifica e che dà Vita e Regno? Oh! non usate molte parole! La Grazia è amore. La Grazia è, perciò, Dio. E Dio che ammirando Se stesso nella creatura creata perfetta si ama, si contempla, si desidera, si dà ciò che è suo per moltiplicare questo suo avere, per bearsi di questo moltiplicarsi, per amarsi per quanti sono altri Se stesso.

Oh! Noi suoi figli! Non defraudiamo Dio di questo suo diritto! Non derubiamo Dio di questo suo avere! Non deludiamo Dio in questo suo desiderio!

 

Pensiamo che Egli opera per amore. Se anche noi non fossimo, Egli sarebbe sempre l'Infinito, né sarebbe sminuita la sua potenza. Ma Egli, pur essendo completo nella sua misura infinita, immisurabile, vuole non per Sé e in Sé - non lo potrebbe perché è già l'Infinito - ma per il Creato, sua creatura, Egli vuole aumentare l'amore per quanto esso Creato di creature contiene, onde ci dà la Grazia: l'Amore, perché noi in noi lo portiamo alla perfezione dei santi, e riversiamo questo tesoro, tratto dal tesoro che Dio ci ha dato con la sua Grazia e aumentato di tutte le nostre opere sante, di tutta la nostra vita eroica di santi, nell'Oceano infinito dove Dio è: nel Cielo.

Divine, divine, divine cisterne dell'Amore! Noi siamo, né ci è data al nostro essere morte, perché siamo eterne come Dio, Dio essendo. Noi saremo, né ci sarà data al nostro essere termine, perché immortali come gli spiriti santi che ci hanno supernutrite, tornando in noi arricchiti dei propri meriti. Noi viviamo e nutriamo, noi viviamo e arricchiamo, noi viviamo e formiamo quella santissima cosa che è la Comunione degli spiriti, da Dio, Spirito perfettissimo, al piccolo pargolo testé nato, che poppa per la prima volta il materno seno.

La Grazia in noi, privi di essa per la Colpa. Perché già uni con Dio. Sì, la Colpa è; sì, la separazione è. Ma davanti al potere del Redentore, la Colpa, separazione crudele sorta fra il Padre e i figli, è crollata come muraglia scossa dal nuovo Sansone; Gesù l'ha afferrata e scrollata ed essa ha prima vacillato e poi è crollata, e Satana ha tremato e trema d'ira e di impotenza non potendo nulla contro il potere di Gesù e sentendosi strappare tanta preda e farsi più difficile il trascinare l'uomo al peccato. Perché quando Gesù ci ebbe, attraverso di Lui, portato al Padre suo, e nel filtrare dal suo Sangue e dal suo dolore noi siamo divenuti mondi e forti, è tornata viva, desta, potente la Grazia in noi, e noi saremo i trionfatori, se lo vorremo.

Non ci violenta Iddio nel pensiero e neppure nella santificazione. Noi siamo liberi. Ma ci rende la forza. Ci rende la libertà sull'impero di Satana. A noi riporci il giogo infernale o mettere all'anima le ali angeliche. Tutto a noi, con Gesù a fratello per guidarci e nutrirci del cibo immortale.

Come si conquista Iddio e il suo Regno attraverso altra più dolce via che non la severa del Sinai?. Non vi è altra via. Quella è. Ma però guardiamola non attraverso il colore della minaccia, ma attraverso il colore dell'amore. Non diciamo: "Guai se non farò questo!" rimanendo tremanti in attesa di peccare, di non essere capaci di non peccare. Ma diciamo: "Beato me se farò questo!" e con slancio di soprannaturale gioia, giubilando, lanciamoci verso queste beatitudini, nate dall'osservanza della Legge come corolle di rose da un cespuglio di spine. Ma le BEATITUDINI… ne parliamo in altra sezione!!

 

Dopo questa introduzione ora ci inoltriamo nella BELLEZZA di cosa è questo GRANDE TESORO: LA GRAZIA che GESÙ con grande SACRIFICIO ci ha restituito…

 

Nella sua natura e nei suoi effetti... Cosa è la grazia?  

La grazia è possedere in noi la luce, la forza, la sapienza di Dio. Ossia possedere la somiglianza intellettuale con Dio, il segno inconfondibile della nostra figliolanza in Dio.

   Senza la grazia saremo semplicemente delle creature animali, arrivate ad un tale punto di evoluzione da essere provvedute di ragione, con un’anima, ma un’anima a livello di terra, capace di condursi nelle contingenze della vita terrena ma incapace di elevarsi nelle plaghe in cui si vive la vita dello spirito. Poco di più degli animali, perciò, i quali si regolano soltanto per istinto e, in verità, ci superano molto spesso col loro modo di condursi.

   La grazia è dunque un dono sublime, il più grande dono che Dio, Padre di Gesù e Padre nostro, ci poteva dare. E ce lo dà gratuitamente perché il suo amore di Padre, per noi, è infinito come infinito è Lui stesso. Volere dire tutti gli attributi della grazia vorrebbe dire scrivere una lunga lista di aggettivi e sostantivi, e non spiegherebbero ancora perfettamente cosa è questo dono.

   Ricordiamo solo questo: la grazia è possedere il Padre, vivere nel Padre; la grazia è possedere il Figlio, godere dei meriti infiniti del Figlio; la grazia è possedere lo Spirito Santo, fruire dei suoi sette doni. La grazia, insomma, è possedere la SS. Trinità, Dio Uno a Trino, ed avere intorno alla nostra persona mortale le schiere degli angeli che adorano la SS. Trinità in noi.

   Un’anima che perde la grazia perde tutto. Per lei inutilmente il Padre l’ha creata, per lei inutilmente il Figlio l’ha redenta, per lei inutilmente lo Spirito Santo l’ha infusa dei suoi doni, per lei inutilmente sono i Sacramenti. È morta. Ramo putrido che sotto l’azione corrosiva del peccato si stacca e cade dall’albero vitale e finisce di corrompersi nel fango. Se un’anima sapesse conservarsi come è dopo il Battesimo e dopo la Confermazione, ossia quando essa è imbibita letteralmente dalla grazia, quell’anima sarebbe di poco minore a Dio. E questo ti dica tutto.

   Quando leggiamo i prodigi dei santi noi strabiliamo. Ma non c’è nulla da strabiliare. I santi amanti di Gesù erano creature che possedevano la grazia, erano dèi, perciò, perché la grazia ci deifica. Non l’ha forse detto Gesù nel Vangelo che i suoi avrebbero fatto gli stessi prodigi che Lui faceva? Ma per essere suoi occorre vivere della sua Vita, ossia della vita della grazia.

Se vogliamo, potremmo tutti essere capaci di prodigi, ossia di santità. Anzi Gesù vorrebbe che noi ne fossimo capaci perché allora vorrebbe dire che il suo Sacrificio è stato coronato da vittoria e che Gesù ci ha realmente strappato all’impero del Maligno, relegandolo nel suo Inferno, ribattendo sulla bocca di esso una pietra inamovibile e ponendo su essa il trono di sua Madre Maria, che fu l’Unica che tenne il suo calcagno sul dragone, impotente di nuocerle.

   Non tutte le anime in grazia possiedono la grazia nella stessa misura. Non perché la SS. Trinità la infondano in misura diversa, ma perché in diversa maniera noi la sappiamo conservare in noi. Il peccato mortale distrugge la grazia, il peccato veniale la sgretola, le imperfezioni la anemizzano. Ci sono anime, non del tutto cattive, che languono in una stanchezza e spossatezza spirituale perché, con la loro inerzia, che le spinge a compiere continue imperfezioni, sempre più assottigliano la grazia, rendendola un filo esilissimo, una fiammolina languente. Mentre dovrebbe essere un fuoco, un incendio vivo, bello, purificatore. Il mondo crolla perché crolla la grazia nella quasi totalità delle anime e nelle altre langue.

   La grazia dà frutti diversi

a seconda che più o meno è viva nel cuore nostro.

   Una terra è più fertile quanto più è ricca di elementi e beneficiata dal sole, dall’acqua, dalle correnti aeree. Vi sono terre sterili, magre, che inutilmente vengono irrorate dall’acqua, scaldate dal sole, corse dai venti. Lo stesso è delle anime. Vi sono anime che con ogni studio si caricano di elementi vitali e perciò riescono a fruire del cento per cento degli effetti della grazia.

   Gli elementi vitali sono: vivere secondo la Legge di Dio, casti, misericordiosi, umili, amorosi di Dio e del prossimo; e vivere di preghiera "viva". Allora la grazia cresce, fiorisce, mette radici profonde e si eleva in albero di vita eterna. Allora lo Spirito Santo, come un sole, inonda dei suoi sette raggi, dei suoi sette doni; allora Gesù, Figlio, ci penetra della pioggia divina del suo Sangue; allora il Padre ci guarda con compiacenza vedendo in noi la sua somiglianza; allora Maria ci carezza stringendoci sul seno che ha portato Gesù come i suoi figliolini minori ma cari, cari al suo Cuore; allora i nove angelici cori fanno corona alla nostra anima tempio di Dio e cantano il "Gloria" sublime; allora la nostra morte è Vita e la nostra Vita è beatitudine nel Regno di Dio.

Il Dono della Grazia

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PREGHIERA

Signore Gesù,

aiutaci a vivere

secondo la Legge di Dio,

casti, misericordiosi, umili,

amorosi di Dio e del prossimo;

E vivere di preghiera "viva".

E così la grazia cresca,

fiorisca, metta radici profonde

e si elevi in albero di vita eterna. 

Spirito Santo, come un sole,

inondaci dei tuoi sette raggi,

dei tuoi sette doni;

Gesù, Figlio,

penetraci della pioggia divina

del tuo Sangue;

e così il Padre ci guardi

con compiacenza

vedendo in noi la sua somiglianza;

e Maria ci carezzi stringendoci

sul seno che ha portato Gesù

come i suoi figliolini minori ma cari,

cari al suo Cuore; 

e i nove angelici cori facciano corona

alla nostra anima tempio di Dio

e cantino il "Gloria" sublime; 

e allora la nostra morte è Vita

e la nostra Vita è beatitudine

nel Regno di Dio.

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