I Sacramenti

Chi non è convinto che senza l'aiuto di Dio l'uomo pecca facilmente essendo debolissima la sua costituzione indebolita dal Peccato?

Gesù è un vero Redentore e, dopo averci dato tanto per redimerci, non poteva non darci anche i mezzi per conservarci nei frutti del suo Sacrificio.

   La Chiesa fin dalle origini e i suoi Santi, ci hanno sempre spiegato e questo è sicuramente un insegnamento di Gesù, che tutta la facilità al peccare viene dalla Colpa d’origine che, privando gli uomini della Grazia, li aveva spogliati della loro fortezza: dell'unione con la Grazia. "Ma Gesù ci ha reso la Grazia". No. Essa è stata resa ai giusti sino alla sua Morte. Per renderla ai futuri ci voleva un mezzo. Un mezzo che non sarà soltanto una figura rituale, ma che imprimerà veramente a chi lo riceve il carattere reale di figli di Dio, quali erano Adamo ed Eva, la cui anima vivificata dalla Grazia possedeva doni eccelsi, dati da Dio alla creatura beneamata.

  Noi sappiamo cosa aveva l'Uomo e cosa perdette l'uomo. Ora, per il Sacrificio di Gesù, le porte della Grazia sono riaperte ed il fiume di essa può scendere a tutti coloro che la chiedono per amor suo. Perciò gli uomini avranno il carattere di figli di Dio per i meriti del Primogenito fra gli uomini, di Colui che ci ama, nostro Redentore, nostro Pontefice eterno, nostro Fratello nel Padre, nostro Maestro. Sarà da Gesù Cristo e per Gesù Cristo che gli uomini del passato, i presenti e i futuri potranno possedere il Cielo e godere Dio, fine ultimo dell'uomo.

 

Che ne era dei giusti fino al suo Grande Sacrificio e quindi alla Morte di Gesù?

Fino a quando Gesù non consumò totalmente il Sacrificio sulla Croce, anche i giusti più giusti, anche i circoncisi come figli del popolo eletto, non potevano raggiungere il Cielo. Considerate da Dio le loro virtù, pronti i loro posti nel Cielo, ma precluso lo stesso e negato il godimento di Dio, perché sulle loro anime, aiuole benedette, fiorite d'ogni virtù, era anche l'albero maledetto della Colpa d'origine, e nessuna azione, per santa che fosse, poteva distruggerlo; né si può entrare nel Cielo con radici e fronde di così malefica pianta. Nel giorno del Parasceve il sospiro dei patriarchi e profeti e di tutti i giusti d’Israele, e di tutti gli uomini virtuosi agli occhi di Dio, si placò nella gioia della Redenzione compiuta, e le anime, candide più di neve montana per quanto era loro virtù, persero anche l'unica Macchia che le segregava dal Cielo.

 

Quale nuovo miracolo fece il Cristo, che già ne aveva fatti tanti, prima di lasciare il mondo per il Cielo, dopo avere amato gli uomini sino a voler morire per essi?

Uno fu, è, e sarà quello di averci lasciato il suo Corpo e il suo Sangue per cibo fortificatore e santificatore e per ricordo dell'amor suo, dandoci il comando di fare ciò che Lui ha fatto per ricordo Suo e per mezzo santificatore ai discepoli, e ai discepoli dei discepoli, sino alla fine dei secoli. Ma quella sera, già purificati che si furono gli Apostoli esternamente, ricordate cosa Gesù fece loro? Ha cinto un asciugatoio e ha loro lavato i piedi, e a un di loro, che si scandalizzava di quel gesto troppo avvilente, gli disse: "Se Io non ti laverò, non avrai parte con Me".

Voi avete capito ciò che volesse dire? Di qual parte Lui stesse parlando agli Apostoli? Qual simbolo fece?

Ecco! Lo spiegò loro...: Oltre ad aver insegnato loro l'umiltà e la necessità di esser puri per entrare a far parte del suo Regno, oltre ad aver loro benignamente fatto osservare che Dio, da uno che è giusto, e perciò puro nello spirito e nell'intelletto, esige unicamente un ultimo lavacro alla parte che necessariamente è più facile a contaminarsi anche nei giusti, magari per sola polvere che la necessaria convivenza fra gli uomini depone sulle membra pulite, sulla carne, ha insegnato un'altra cosa. A loro ha lavato i piedi, la parte più bassa del corpo, quella che va fra fango e polvere, talora fra lordure, per significare la carne, la parte materiale dell'uomo, la quale ha sempre, meno nei senza Macchia d'origine o per opera di Dio o per natura di Dio, delle imperfezioni, talora minime tanto che solo Dio le vede, ma che, in verità, occorre sorvegliare, acciò non si irrobustiscano divenendo abito naturale, e combattere per estirparle.

Gli ha lavato i piedi, dunque. Quando? Prima di spezzare il pane e il vino e transustanziarli nel suo Corpo e nel suo Sangue. Perché Gesù è l'Agnello di Dio e non può scendere dove Satana ha la sua impronta. Dunque, prima li ha lavati. Poi si è dato a loro. Anche gli Apostoli, e quelli dopo di loro, laveranno col Battesimo coloro che verranno a Gesù, perché non indegnamente ricevano il suo Corpo e non si muti per esso in tremenda condanna di morte.

Gli apostoli sentendo questo sbigottirono? Si guardarono l’un l’altro? E si saranno chiesti: "E Giuda, allora?". "Giuda mangiò la sua morte". Il supremo atto d'amore non gli toccò il cuore. L'estremo tentativo del suo Maestro urtò contro la pietra del suo cuore, e quella pietra, in luogo del Tau, portava incisa l'orrenda sigla di Satana, il segno della Bestia.

   Li ha dunque lavati prima di ammetterli al convito eucaristico, prima di ascoltare la confessione dei loro peccati, prima di infondere loro lo Spirito Santo, e perciò il carattere di veri cristiani riconfermati in Grazia e di Sacerdoti suoi. È dunque stato fatto così anche con gli altri che loro dovettero preparare alla vita cristiana per insegnamento di Gesù stesso.

Battezzate con l'acqua nel Nome del Dio uno e trino e nel Nome di Gesù e per i suoi meriti infiniti, onde sia cancellata nei cuori la Colpa d'origine, rimessi i peccati, infuse la Grazia e le sante Virtù, e lo Spirito Santo possa scendere a far dimora nei templi consacrati che saranno i corpi degli uomini viventi nella grazia del Signore.

Era necessaria l'acqua per annullare il Peccato? L'acqua non tocca l'anima, no. Ma anche il segno immateriale non tocca la vista dell'uomo, così materiale in tutte le sue azioni. Ben poteva Gesù infondere la Vita anche senza il mezzo visibile.

Ma chi lo avrebbe creduto? Quanti gli uomini che sanno credere fermamente se non vedono? Prendete dunque dall'antica Legge mosaica l'acqua lustrale, usata per purificare gli immondi e riammetterli, dopo che si sono contaminati con un cadavere, negli accampamenti. In verità, ogni uomo che nasce è contaminato, avendo contatto con un'anima morta alla Grazia. Sia dunque con l'acqua lustrale purificata dal contatto immondo e resa degna di entrare nel Tempio eterno.

   E abbiate cara l'acqua… Dopo aver espiato e redento con trentatré anni di vita faticosa, culminata nella Passione, dopo aver dato tutto il suo Sangue per i peccati degli uomini, ecco che dal Corpo svenato e consumato del Martire furono tratte le acque salutari per lavare la Colpa d'origine. Col Sacrificio consumato Gesù ci ha redenti di quella macchia. Se sulle soglie della vita un suo miracolo divino lo avesse fatto scendere dalla croce, in verità per il sangue sparso avrebbe mondato le colpe, ma non la Colpa. Per essa è stata necessaria la consumazione totale. In verità, le acque salutari delle quali parla Ezechiele sono uscite da questo suo Costato. Immergiamoci le anime, che ne escano immacolate per ricevere lo Spirito Santo che, in memoria di quell'alito che il Creatore spirò su Adamo per dargli lo spirito e perciò immagine e somiglianza con Lui, tornerà ad alitare e abitare nei cuori degli uomini redenti.

Si battezzi del Battesimo di Gesù, ma nel Nome del Dio trino, perché in verità, se il Padre non avesse voluto e lo Spirito operato, il Verbo non si sarebbe incarnato e noi non avremmo avuto Redenzione. Onde giusto e doveroso è che ogni uomo riceva la Vita per Coloro che si sono uniti nel volergliela dare, nominandosi il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo nell'atto del Battesimo, che da Gesù prenderà nome di cristiano per differenziarlo dagli altri, passati o futuri, i quali saranno riti, ma non segni indelebili sulla parte immortale.
E la Chiesa prenda il Pane e il Vino così come Gesù ha fatto, e nel suo Nome li benedica, li franga e li distribuisca; e si nutrano i cristiani di Gesù. E ancora del Pane e del Vino la Chiesa ne faccia un'offerta al Padre dei Cieli, consumandola dopo in memoria del Sacrificio che Gesù ha offerto e consumato sulla Croce per la nostra salute. Gesù, Sacerdote e Vittima, da Lui stesso si è offerto e consumato, non potendo alcuno, ove Gesù non avesse voluto, fare questo di Lui. I suoi Sacerdoti, facciano questo in sua memoria e perché i tesori infiniti del Sacrificio di Gesù salgano impetrativi a Dio, scendano propizi su tutti coloro che li invocano con fede sicura.

Fede sicura. Non si esige scienza per fruire dell'eucaristico Cibo e dell'eucaristico Sacrificio, ma fede. Fede che in quel pane e in quel vino, che uno, autorizzato da Gesù e da coloro che dopo Lui sono venuti — Pietro, Pontefice Primo della Prima Chiesa, e gli altri Apostoli: Giacomo d'Alfeo, Giovanni, Andrea, Simone, Filippo, Bartolomeo, Tommaso, Giuda Taddeo, Matteo, Giacomo di Zebedeo — hanno consacrato in suo Nome, è il suo vero Corpo, il suo vero Sangue, e chi se ne ciba lo riceve in Carne, Sangue, Anima e Divinità, e chi lo offre realmente offre Gesù Cristo come Egli si offerse per i peccati del mondo. Un fanciullo o un ignorante lo può ricevere, così come un dotto e un adulto. E un fanciullo e un ignorante uguali benefici avrà, dal Sacrificio offerto, di quel che ne avrà chiunque fra noi. Basta che in noi sia fede e grazia del Signore.
Ma noi abbiamo ricevuto un nuovo Battesimo, quello dello Spirito Santo. Ce l'aveva promesso ed esso ci è stato dato. Lo stesso Spirito Santo è sceso sugli Apostoli, e dopo di loro su tutti i successivi cristiani e su noi e così sarà su quelli dopo di noi. E gli Apostoli furono ripieni di Esso, nella pienezza dei doni sacerdotali e così ai loro successori per sempre finché la Terra sarà. Poterono perciò, così come Gesù fece con loro, infondere lo Spirito di cui furono ripieni, per confermare in grazia i cristiani e infondere loro i doni del Paraclito. Sacramento regale di poco inferiore al Sacerdozio, abbia la solennità delle consacrazioni mosaiche con l'imposizione delle mani e l'unzione con l'olio profumato, un tempo usato per consacrare i Sacerdoti.
   No. Non spaventiamoci! La dignità del cristiano è tale che, è di poco inferiore ad un sacerdozio. Dove vivono i sacerdoti? Nel Tempio. E un cristiano sarà un tempio vivo. Che fanno i sacerdoti? Servono Dio con le preghiere, i sacrifici e con la cura dei fedeli. E il cristiano servirà Dio con la preghiera e il sacrificio e con la carità fraterna. E i Sacerdoti, successori degli Apostoli, ascolteranno la confessione dei nostri peccati così come Gesù ha ascoltato la loro e quella di molti e ha perdonato dove ha visto vero pentimento.
   

I nostri sacerdoti, avranno paura di non saper distinguere? Gesù nel Vangelo più volte ha parlato sul peccato e sul giudizio sul peccato. Ma ricordiamo, che il sacerdote nel giudicare, nel meditare sulle sette condizioni per le quali una azione può essere o non essere peccato, e di gravità diversa. Riassumiamo. Quando si è peccato e quante volte, chi ha peccato, con chi, con che, quale la materia del peccato, quale la causa, perché si è peccato. Ma i sacerdoti non dovranno temere. Lo Spirito Santo li aiuta.
   Quello che Gesù, con tutto il suo cuore si aspetterebbe dai suoi sacerdoti, sarà quello di osservare una vita santa. Perché essa aumenterà talmente in loro le luci soprannaturali che giungerebbero a leggere senza errore nel cuore degli uomini e potranno, con amore o con autorità, dire ai peccatori, pavidi di svelare la loro colpa o ribelli a confessarla, lo stato del loro cuore, aiutando i timidi, umiliando gli impenitenti. Ricordiamoci che la Terra ha perso l'Assolutore Gesù e che i nostri sacerdoti dovranno essere ciò che Lui era: giusto, paziente, misericordioso, ma non debole. Infatti Gesù disse: ciò che slegherete in Terra sarà sciolto in Cielo e ciò che legherete qui sarà legato in Cielo. Perciò con misurata riflessione giudicate ogni uomo senza lasciarvi corrompere da simpatie o antipatie, da doni o minacce, imparziali in tutto e per tutto come è Dio, avendo presente la debolezza dell'uomo e le insidie dei suoi nemici. Ricordiamoci che talora Dio permette anche le cadute dei suoi eletti, non perché a Lui piaccia vederli cadere, ma perché da una caduta può venire un bene futuro più grande. Porgete dunque la mano a chi cade, perché non sapete se quella caduta non sia la crisi risolutiva di un male che muore per sempre, lasciando nel sangue una purificazione che produce salute. Nel nostro caso: che produce santità.

Sacerdoti siate invece severi con quelli che non avranno rispetto al Sangue suo e, con l'anima appena monda dal lavacro divino, si getteranno nel fango una e cento volte. Non malediteli, ma siate severi, esortateli, richiamateli settanta volte sette, e ricorrete all'estremo castigo del reciderli dal popolo eletto solo quando la loro pertinacia in una colpa, che scandalizza i fratelli, vi obbliga ad agire per non farvi complici delle loro azioni. Ricordatevi cosa Gesù disse: "Se tuo fratello ha peccato, correggilo fra te e lui solo. Se non ti ascolta, correggilo alla presenza di due o tre testimoni. Se non basta, fàllo sapere alla Chiesa. Se non ascolta neppure questa, consideralo come un gentile e un pubblicano".

Nella religione mosaica il matrimonio è un contratto. Nella nuova religione cristiana esso è atto sacro e indissolubile, sul quale scende la grazia del Signore a fare dei coniugi due suoi ministri nella propagazione della specie umana. Male sarebbe se, per la durezza dei cuori, dovesse accadere nella nuova fede ciò che avvenne nell'antica: un permettersi il ripudio e lo scioglimento per evitare scandali creati dalla libidine dell'uomo. In verità vi dico che ognuno deve portare la sua croce in ogni stato, anche in questo matrimoniale. In verità nessuna pressione deve far flettere la vostra autorità nel dire: "Non è lecito" a chi vuole passare a nuove nozze prima che uno dei coniugi sia morto. È meglio che una parte putrida si stacchi, da sola o seguita da altri, anziché, per trattenerla nel Corpo della Chiesa, concederle cosa contraria alla santità del coniugio, scandalizzando gli umili e facendo fare loro delle considerazioni sfavorevoli all'interezza sacerdotale e sul valore della ricchezza o della potenza.

Le nozze sono atto grave e santo. E per mostrare questo Gesù ha preso parte alle nozze e vi ha compiuto il primo miracolo. Ma guai se degenerano in libidine e capriccio. Il matrimonio, contratto naturale fra l'uomo e la donna, si elevi a contratto spirituale, per il quale le anime di due che si amano giurano di servire il Signore nell'amore reciproco, offerto a Lui in ubbidienza al suo comando di procreazione per dare figli al Signore.
 

Maria di Lazzaro unse le membra di Gesù nella cena del sabato a Betania. Allora: "Ella ha preparato  Gesù per la sepoltura". In verità ella lo ha fatto. Non per la sepoltura, ché ella credeva ancora lontano quel dolore, ma per purificare e imbalsamare le membra di Gesù da tutte le impurità della via perché salissi profumato d'olio balsamico al trono. La vita dell'uomo è una via. L'entrata dell'uomo nell'altra vita dovrebbe essere entrata nel Regno. Ogni re è unto e profumato prima di ascendere al suo trono e mostrarsi al suo popolo. Anche il cristiano è un figlio di re che percorre la sua via diretto al regno dove il Padre lo chiama. La morte del cristiano non è che l'entrata nel Regno per ascendere sul trono che il Padre gli ha preparato. Non è spaventosa la morte per colui che non teme Dio sapendosi nella sua grazia. Ma per colui che deve salire sul trono sia purificata da ogni detrito la veste, perché si serbi bella per la risurrezione, e sia purificato lo spirito, perché splenda sul trono che il Padre gli ha preparato per apparire nella dignità che a figlio di sì gran re si conviene. Accrescimento della Grazia, cancellazione dei peccati di cui l'uomo abbia pieno pentimento, suscitatrice di ardente anelito al Bene, datrice di forza per il combattimento supremo sia l'unzione data ai morenti cristiani, anzi, ai nascenti cristiani, perché in verità chi muore nel Signore nasce alla vita eterna. Ripetiamo il gesto di Maria sulle membra degli eletti.

E nessuno lo reputi indegno di lui. Gesù l'ha accettato quell'olio balsamico da una donna. Ogni cristiano se ne tenga onorato come di una grazia suprema da parte della Chiesa di cui è figlio, e lo accetti dal sacerdote per detergersi dalle ultime macchie. E ogni sacerdote sia lieto di fare l'atto d'amore di Maria verso il Cristo penante sul corpo del morente fratello. In verità ciò che non abbiamo allora fatto a Gesù, lasciando che una donna vi superasse, e ora vi pensate con tanto dolore, potete farlo in futuro e per tante volte quante con amore vi curverete su uno che muore per prepararlo all'incontro con Dio. Gesù è nei mendichi e nei morenti, nei pellegrini, negli orfani, nelle vedove, nei prigionieri, in chi ha fame, sete o freddo, in chi è addolorato o stanco. Gesù è in tutte le membra del mistico suo Corpo che è l'unione dei suoi fedeli. Amiamolo in essi e ripareremo al nostro disamore di tante volte, dandogli grande gioia e dandoci tanta gloria.
Infine considerato che contro noi cospira il mondo, l'età, le malattie, il tempo, le persecuzioni. Non possiamo perciò essere avari di ciò che abbiamo avuto e imprudenti. Trasmettiamo per questo in Nome di Gesù il Sacerdozio ai migliori di noi, perché la Terra non resti senza sacerdoti. E sia carattere sacro concesso dopo acuto esame, non verbale ma delle azioni di colui che chiede di essere sacerdote, o di colui che noi giudichiamo buono ad esserlo. Pensiamo a ciò che è il Sacerdote. Al bene che può fare. Al male che può fare. Abbiamo avuto l'esempio di ciò che può fare un sacerdozio decaduto dal suo carattere sacro. In verità  per le colpe del Tempio questa Israele è stata dispersa.

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